Corso antincendio – Contenuti

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REGIONE PIEMONTE

 

Organismo accreditato dalla per il riconoscimento dei corsi di formazione (Certif. nr. 1193/001)

 

Adozione sistema qualità secondo norma UNI EN ISO 9001:2008

 

Manuale corso di formazione

ANTINCENDIO

Rev. 0 del 15/04/2015

ORION SRL

Premessa

Negli ambienti lavorativi così come nella vita di comunità obiettivo primario è la salvaguardia della vita umana e dell’ambiente che lo circonda. Al fine di perseguire questo fine è indispensabile che esistano figure professionali che intervengano in occasione di situazioni di emergenza. La formazione di addetti all’antincendio è fondamentale per creare i presupposti per un rapido ed efficace intervento in cui il soccorso pubblico non sia ancora intervenuto.

Le strategie operative, lo studio di sistemi di segnalazione e comunicazione sono importanti nella formazione e aggiornamento continuo degli addetti all’emergenza, favorendo la diffusione di una cultura che si basa sulle buone prassi lavorative e l’attenzione dello stesso lavoratore ai fattori di rischio.

Definizione di emergenza

E’ una situazione anomala che può costituire fonte di rischio per la sicurezza delle persone e di danno per le cose.

Si possono distinguere tre livelli di emergenza:

  • emergenza contenuta: può essere affrontata e controllata dal personale coinvolto senza l’ausilio del personale addetto

  • emergenza interna: può essere affrontata e controllata dal personale addetto alla gestione dell’emergenza senza l’ausilio di soccorsi esterni

  • emergenza grave: deve essere affrontata e controllata dal personale addetto con l’ausilio dei soccorsi esterni

    Perché si scatena un incendio

    Le cause di un incendio sono molteplici:

     

  • presenza di fiamme libere

  • presenza di corpi o sostanze incandescenti

  • arco voltaico di origine elettrica, o cariche elettrostatiche

  • scariche atmosferiche

  • sfregamenti meccanici

  • reazioni chimiche pericolose

  • sostanze che in presenza di ossigeno possono innescare un incendio

  • contatto di alcune sostanze chimiche tra di loro “autocombustione”

ecc.

fire

L’incendio è un fuoco di cui si è perso il controllo; l’incendio è un tipico esempio di rischio trasversale: in qualunque ambiente di lavoro esiste la probabilità che si creino le condizioni favorevoli all’innesco di una fiamma (importanza della prevenzione); l’incendio è caratterizzato da tempi di sviluppo rapidi, che richiedono interventi e azioni veloci, bisogna essere preparati ad affrontare l’emergenza per non mettere a repentaglio la propria e l’altrui incolumità (importanza della formazione).

L’incendio dipende da un gran numero di fattori come:

  • tipo di materiali coinvolti, loro forma e dimensione, loro distribuzione nello spazio o ambiente

  • condizioni dell’ambiente in cui si verifica (spazio aperto o chiuso)

  • aperture presenti nell’ambiente, loro caratteristiche e distribuzione

  • presenza di impianti che possono aggravare la propagazione dell’incendio od ostacolarla

  • misure di prevenzione incendi e impianti di protezione

    La combustione

    La combustione è una reazione chimica che comporta l’ossidazione di un combustibile da parte di un comburente, con sviluppo di calore e spesso anche di radiazioni luminose.

    Tale reazione può avvenire quando è presente una miscela di tre elementi fondamentali a formare il cosiddetto triangolo del fuoco: combustibile, comburente ed innesco (sorgente di calore).

     

  • combustibile: materiale che partecipa attivamente durante un incendio consentendo la propagazione e produzione di residui gassosi o solidi come le braci (gas, liquidi infiammabili)

  • comburente: nella maggior parte dei casi è l’ossigeno presente nell’atmosfera circostante

  • innesco: reazione che porta all’accensione dei vapori combustibili sprigionati

L’assenza di uno solo di questi elementi non consente lo sviluppo della combustione

Classi di incendio

Gli incendi sono suddivisi in classi, in funzione del materiale considerato. Le classi sono cinque e sono contraddistinte dalle lettere

A – B – C – D – F

 

Fuochi di materie solide, generalmente organiche, la cui combustione produce braci che ardono allo stato solido (carbone, carta, legno, gomma)

Metodo di estinzione: raffreddamento e separazione del comburente

Sostanze estinguenti: acqua, schiuma, polvere, gas sostitutivi dell’halon

 

Fuochi di liquidi (alcool, benzina, vernici, solventi) o di solidi che possono liquefarsi (cere, paraffine), materiali estremamente viscosi.

Metodo di estinzione: soffocamento e raffreddamento della superficie

Sostanze estinguenti: schiuma, polvere, gas sostituivi dell’halon

 

Fuochi di gas infiammabili (metano, butano, cloro, idrogeno). La miscela di gas ed aria dell’ambiente deve avere valori ben precisi per sviluppare incendi, più frequentemente si verificano esplosioni

Metodi di estinzione: raffreddamento della miscela e dell’ambiente

Sostanze estinguenti: polvere, anidride carbonica, gas sostitutivi dell’halon

 

Fuochi di metalli (litio, magnesio, alluminio)

Metodo di estinzione: raffreddamento e separazione del comburente

Sostanze estinguenti: polveri, CO2

 

Fuochi di oli e grassi vegetali o animali

Metodo di estinzione: soffocamento, sottrazione del combustibile

Sostanze estinguenti: polvere

Misure di prevenzione attive e passive

Sistemi di protezione attiva

Insieme alle misure di protezione che richiedono l’azione dell’uomo, di energia elettrica o attivazione di un impianto, mirate a ridurre gli effetti dell’incendio.

Estintori

Esistono varie tipologie di estintori in base al tipo di sostanze estinguenti contenute (polvere, CO2, idrocarburi alogenati, idrici, schiuma). Esistono sistemi che per via del peso (superiore a 20 kg) si definiscono carrellati, alcuni si denominano fissi poiché il loro posizionamento richiede il fissaggio a muro o soffitto.

Sulla superficie di ciascun estintore sono indicate le classi di fuoco per le quali l’estintore è omologato, la relativa capacità estinguente, le istruzioni di utilizzo, il contenuto dell’estintore, il nome del costruttore e omologazione.

L’estintore, a seconda del tipo di estinguente può agire per:

  • esaurimento del combustibile: allontanamento del combustibile dal focolaio d’incendio o esaurimento naturale per combustione

  • soffocamento: separazione del comburente dal combustibile o riduzione della concentrazione del comburente nell’ambiente, si effettua in due modi: meccanico (coperte antifiamma o estintore a polvere) chimico (estintori idrocarburi alogenati, CO2)

  • raffreddamento: sottrazione di calore fino al punto in cui la combustione non si autosostenga per carenza di vapori combustibili, effettuata mediante acqua e ventilazione dei locali in emergenza e di quelli adiacenti.

Estintore a polvere

Il più comunemente utilizzato, all’interno è presente una carica di gas pressurizzante, sono dotati di una manichetta flessibile completa di pistola per l’erogazione e l’arresto del getto. L’anidride carbonica necessaria per l’espulsione della polvere è contenuta in una apposita bomboletta esterna od interna (apertura a volantino per la prima), a troncamento di membrana la seconda. L’impiego di questi apparecchi è sconsigliato su apparecchiature o merci che possono essere danneggiate dalla polvere quali: apparati telefonici, apparecchiature elettroniche, macchine fotocopiatrici, ecc. E’ impiegato per fuochi di classe A, B, C, fuochi di classe D (solo con polveri speciali), quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V.

Estintore a CO2

L’anidride carbonica contenuta nella bombola si trova allo stato liquido in equilibrio con il proprio vapore; una volta liberata, l’anidride carbonica dallo stato liquido passa allo stato aeriforme espandendosi e diminuendo rapidamente di temperatura.

Per tale motivo l’erogatore è costituito da un cono diffusore di materiale idoneo, che consente la protezione dell’operatore da ustioni da freddo e la resistenza ad indurimento e rottura. E’ utilizzato per apparecchiature elettriche e macchinari, fuochi di classe B e C, non è adatto sui focolai di classe A, in quanto il gas produce solo un abbassamento momentaneo della temperatura senza l’inibizione delle braci prodotte dall’incendio e quindi dopo la scarica si re innescherebbe nuovamente l’incendio.

Estintore idrico

E’ efficace per principi di incendio di classe A poiché agisce per raffreddamento e soffocamento. Il suo uso limitato e il peso in funzione del volume lo rende poco utilizzato, ha molta efficacia in situazioni in cui il principio di incendio riguardi materiale che, una volta incendiato, risulti volatile (esempio carta).

Estintore ad idrocarburi alogenati

I gas halon (più precisamente i clorofluorocarburi CFC) non sono più commercializzati da alcuni anni a causa di una loro riconosciuta nocività all’ambiente.

Sono stati sostituiti da altri gas, sempre alogenati, ma non riconosciuti altrettanto dannosi (es. SACLON, NAFIII, etc.).

Estintore a schiuma

Lo schiumogeno è un agente molto efficace su principi di incendio di varia natura (classi A, B, F), particolarmente indicato per situazioni in cui vi sia stoccaggio di liquidi infiammabili, grassi e oli vegetali.

L’azione estinguente avviene per soffocamento e per raffreddamento in minima parte non utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D.

L’estintore è, per natura propria, un mezzo di estinzione molto limitato. È destinato ad un uso immediato in caso di piccoli incendi.

Il corretto utilizzo è il seguente:

  • sfilare la linguetta di protezione

     

  • sganciare la lancetta ed impugnarla saldamente

  • premere la leva che permette la fuoriuscita del flusso ed indirizzare lo stesso alla base della fiamma rimanendo bassi e prestando attenzione ad eventuali ritorni di fiamma

    Il metodo di estinzione cambia a seconda della tipologia di fuoco, come anche l’approccio dell’intervento sul medesimo. Prima di intervenire, in ogni caso, occorre accettarsi che vi sia una via di fuga sicura alle proprie spalle.

     

  • su incendi di CLASSE A (solidi organici) il getto dovrà essere indirizzato alla base della fiamma, al fine di raffreddare la superficie ed attraverso il vapore sviluppato separare il comburente (ossigeno) dal combustibile

  • su incendi di CLASSE B (liquidi) l’intervento deve consentire all’operatore una sicurezza personale. Si procede dalla parte più vicina all’operatore verso la parte più lontana, aggirando la zona già estinta e non invadendola in quanto, fino a completa estinzione, il liquido potrebbe sviluppare nuovamente la fiamma

  • su incendi di CLASSE C (gas) l’intervento è teso al raffreddamento dell’ambiente onde evitare l’esplosione della miscela

  • su incendi di CLASSE D (metalli) l’intervento e l’estinzione dipendono dalla reazione del metallo in presenza di fiamma

    Posizionamento degli estintori

    Gli estintori devono essere scelti in funzione dei seguenti parametri:

    • n. di piani dell’edificio (almeno un estintore per piano)

    • superficie da proteggere

    • specifico pericolo di incendio (classe di incendio)

    • rischi di incendio per attività/struttura

    • lunghezza percorso verso un estintore (≤ a 30 metri)

      Devono essere segnalati con appositi cartelli, ben visibili e facilmente raggiungibili, posti ad un’altezza che renda possibile il facile sganciamento ed in assenza di ostacoli e pericolosità, preferibilmente lungo le vie di esodo ed in prossimità delle uscite.

      Gli estintori devono essere verificati ogni 6 mesi da una ditta specializzata, con annotazione della verifica stessa sull’apposito cartellino posto sull’estintore, nonché sul registro antincendio e conservato presso l’edificio. Periodicamente l’estintore deve essere sottoposto anche a revisione del contenuto, in funzione della tipologia della sostanza estinguente, come da tabella seguente:

      Agente estinguente

      Revisione dopo mesi

      Acqua e schiuma

      18

      Polvere

      36

      Anidride carbonica

      60

      Il personale addetto antincendio effettua la sorveglianza periodica degli estintori, segnalando alla ditta incaricata del controllo e della manutenzione le eventuali anomalie.

      Il controllo comprende:

       

    • presenza, corretta segnalazione, integrità e facilità di accesso all’attrezzatura

    • verifica che l’indicatore di pressione del manometro sia sul campo verde (non per estintori a CO2 che non hanno manometro)

    • verifica presenza del cartellino dei controlli semestrali, correttamente compilato e aggiornato dalla ditta incaricata della verifica e della manutenzione.

Intervento contemporaneo con due o più estintori

Tutti gli estintori impiegati devono risultare adeguati al tipo di fuoco, anche se non necessariamente uguali fra loro. L’azione coordinata dei due estintori risulta in vari casi la più valida,si può avanzare in un’unica direzione mantenendo gli estintori affiancati a debita distanza.

Si può anche agire da diverse angolazioni, in tal caso si deve operare da posizioni che formino rispetto al fuoco un angolo massimo di 90° in modo tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori.

Attenzione a non dirigere il getto contro le persone, anche se avvolte dalle fiamme in quanto l’azione delle sostanze estinguenti sul corpo umano specialmente su parti ustionate, potrebbe provocare conseguenze peggiori delle ustioni; in questo caso ricorrere all’acqua oppure avvolgere la persona con coperte o indumenti.

Indossare i mezzi di protezione individuale prescritti (DPI)

Idrante a parete

Apparecchiatura antincendio composta essenzialmente da:

− cassetta, o da un portello di protezione

− supporto della tubazione

− valvola manuale di intercettazione

− tubazione flessibile completa di raccordi

− lancia erogatrice

Idranti a colonna

Naspi

Apparecchiatura antincendio, permanentemente collegata a una rete di alimentazione idrica, per ciascun idrante deve essere prevista almeno una dotazione di una lunghezza unificata di tubazione flessibile. Queste dotazioni devono essere ubicate in prossimità degli idranti, in apposite cassette di contenimento, o conservate in una o più postazioni accessibili in sicurezza anche in caso d’incendio ed adeguatamente individuate da idonea segnaletica

I naspi sono dotati di una bobina girevole, collegata alla rete antincendio, su cui è avvolta una manichetta semirigida di gomma terminante con una lancia di erogazione. Possono essere utilizzati anche da una sola persona.

Impianti di spegnimento automatici

Impianti ad acqua

Sono collegati ad impianti di rilevazione automatica di incendio, che li attivano. Negli impianti sprinkler (erogatori automatici a pioggia) sono presenti delle capsule di un gas reagente al calore; oltre una certa temperatura, le capsule si rompono attivando l’impianto a pioggia, questi possono essere ad umido, a secco, alternativi.

Impianti a schiuma

Gli impianti a schiuma esistono serbatoi separati di liquido schiumogeno collegati in parallelo alla rete idrica antincendio, i quali dosano in misura stabilita la quantità emessa miscelandola idoneamente al flusso dell’acqua.

Impianti a gas e polvere

Gli impianti ad anidride carbonica, a polvere hanno portata limitata dalla capacità geometrica della riserva.

Sistemi di rilevazione precoce d’incendio e di allarme

Rilevatori

Dispositivi idonei a rivelare e segnalare un incendio nel minore tempo possibile nell’area sorvegliata.

Punti di allarme manuale

Dispositivi con i quali è possibile azionare manualmente un allarme di incendio agendo su un pulsante o su una leva.

Illuminazione di sicurezza

L’impianto di illuminazione di sicurezza deve fornire, in caso di mancata erogazione della fornitura principale della energia elettrica e quindi di luce artificiale, una illuminazione sufficiente a permettere di evacuare in sicurezza i locali (intensità minima di illuminazione 5 lux), per una durata da 30 minuti a 3 ore. Esse dovranno indicare le uscite di sicurezza, i corridoi destinati all’esodo e tutte le indicazioni che permettono di recarsi in luogo sicuro.

Gli impianti idrici fissi (idranti, naspi), gli impianti automatici di rilevazione ed estinzione, gli evacuatori di fumo e di calore e l’illuminazione di sicurezza sono verificati ogni 6 mesi da ditta specializzata, che ne controlla la funzionalità e ne annota la verifica su apposito registro, tenuto a cura della struttura.

Il personale adetto antincendio deve sorvegliare:

  • l’attrezzatura all’interno delle cassette degli idranti a muro sia presente e non manifesti evidenti segni di manipolazione e le pressioni erogate siano conformi alle prescrizioni di legge

  • idranti e naspi abbiano apposito cartellino delle verifiche periodiche e che questo sia aggiornato dalla ditta manutentrice ogni 6 mesi

  • idranti e naspi siano segnalati dagli appositi cartelli e privi di ostacoli

  • la centralina degli impianti automatici sia funzionante

  • le luci di sicurezza si attivino nel momento di interruzione della corrente elettrica

    Sistemi di protezione passiva

    Hanno come obiettivo la limitazione degli effetti dell’incendio:

     

  • barriere antincendio (muri e porte tagliafuoco, distanze di sicurezza, ecc.)

    La resistenza al fuoco è la capacità di un elemento da costruzione di conservare per un determinato periodo di tempo le sue caratteristiche a fronte di un incendio.

    R= resistenza meccanica (stabilità)

    E= capacità del materiale sottoposto all’azione a non lasciar passare né produrre fiamme, vapori sul lato non esposto

    I= isolamento termico

    Es: porta tagliafuoco REI 60 (porta che resiste in condizioni di integrità, tenuta ed isolamento termico per 60 minuti)

     

  • strutture aventi caratteristiche di resistenza al fuoco

  • materiali classificati per reazione al fuoco

  • sistemi di ventilazione

  • vie di uscita commisurate al massimo affollamento dei locali ed alla tipologia dell’utenza

    Segnaletica di sicurezza

    La segnaletica di sicurezza non è e non deve essere ritenuta il fulcro delle misure di prevenzione, hanno la specifica funzione di completare le misure di prevenzione e protezione già in atto, richiamando la formazione e le conoscenze che devono essere fornite in precedenza agli addetti interessati.

    Il loro scopo è vietare comportamenti pericolosi, avvertire di rischi o pericoli, fornire indicazioni per la sicurezza o il soccorso, prescrivere comportamenti sicuri, indicare ulteriori elementi di prevenzione.

    • segnaletica di salvataggio, indicante le vie di esodo, i presidi di pronto soccorso è rappresentata da simboli grafici (frecce, croce) di colore bianco su sfondo verde.

       

    • segnaletica antincendio (estintori, idranti, naspi, ecc) è rappresentata da simboli grafici di

      colore bianco su sfondo rosso

       

    • segnaletica di divieto è rappresentata da simboli grafici di forma circolare di colore rosso su sfondo bianco

       

    • segnaletica di pericolo è rappresentata da simboli grafici di forma triangolare di colore nero su sfondo giallo

       

    • segnaletica di obbligo è rappresentata da simboli grafici di forma circolare di colore bianco su sfondo azzurro

Impianti ed attrezzature elettriche

Il personale deve essere istruito sul corretto uso delle attrezzature e degli impianti elettrici e in modo da essere in grado da riconoscere difetti.

Le prese multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti degli impianti.

Nel caso debba provvedersi ad un’alimentazione provvisoria di un’apparecchiatura, il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria e posizionato in modo da evitare possibili danneggiamenti.

Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale competente e qualificato. Tutti gli apparecchi di illuminazione producono calore e possono essere causa di incendio.

Consigli per una corretta prevenzione di situazioni pericolose

  • mantenere sgombre da ogni ostacolo le vie di esodo e le uscite di sicurezza

  • deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili (dove è possibile occorre che il quantitativo di materiali infiammabili o facilmente combustibili esposti, depositati o utilizzati, sia limitato a quello strettamente necessario per la normale conduzione dell’attività e tenuto lontano dalle vie di esodo. I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi locali od aree destinate unicamente a tale scopo, le sostanze infiammabili, quando possibile, dovrebbero essere sostituite con altre meno pericolose)

     

  • utilizzare quadri elettrici protette, evitando l’uso di prese multiple, adattatori e prolunghe

  • evitare l’accumulo di rifiuti e di materiale combustibile in genere, l’uso di stufette elettriche ad incandescenza, apparecchiature non a norma e di lasciare accese apparecchiature elettriche non utilizzate

     

  • evitare pericolose vicinanze tra materiali combustibili (carta, legno, liquidi infiammabili) e sorgenti di innesco (apparecchiature elettriche, apparecchi di riscaldamento)

  •  

  • rispettare il divieto di fumo, in tutti i locali, fatti salvi quelli appositamente dedicati che dovranno avere a disposizione idonei portacenere che dovranno essere svuotati regolarmente, i portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente combustibili, né il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.

Piano di emergenza

E’ evidente quanto sia fondamentale disporre presso i luoghi di lavoro di risorse umane, strumenti e procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza, che possono verificarsi e la cui probabilità non è poi così remota.

Tutto ciò rientra in quello che si definisce Piano di emergenza, lo strumento finalizzato ad approntare preventivamente le misure organizzative, operative e conoscitive per conseguire buone capacità di reazione e di autogestione in caso di emergenza.

Gli obiettivi generali del Piano sono quelli del controllo dell’emergenza al fine di:

  1. salvaguardare la vita umana, tutelare la sicurezza e la salute di tutti i presenti dentro e fuori l’insediamento

  2. minimizzare i danni ai beni

  3. salvaguardare l’ambiente esterno

    A tali obiettivi generali si può giungere da un lato disponendo di strutture ed impianti tecnologici a norma, sistemi antincendio, etc e dall’altro definendo in modo chiaro ed univoco obiettivi specifici, quali:

    • individuare le attività maggiormente a rischio, tali da potere creare situazioni di emergenza

    • predisporre le risorse e i mezzi adeguati ed efficienti per fronteggiare l’emergenza

    • definire compiti e ruoli dei soggetti incaricati della gestione dell’emergenza e dell’evacuazione

    • consentire l’evacuazione delle persone

In mancanza di appropriate procedure un incidente diventa caotico, causando confusione ed incomprensione ed aumentando il rischio di infortuni.

Tutti devono essere a conoscenza del Piano di emergenza della propria area lavorativa, individuando, evidenziando e memorizzando le parti di propria competenza in relazione al ruolo svolto.

Il contenuto del piano di emergenza deve innanzitutto individuare alcune persone o gruppi – chiave come gli addetti al reparto, al processo di lavora-zione, ecc., dei quali il piano deve descrivere il comportamento, le azioni da intraprendere e quelle da non fare. Al verificarsi dell’emergenza, comunque, possono facilmente trovarsi coinvolte anche persone di altri reparti o presenti in azienda co-me i clienti, i visitatori, i dipendenti di altre società di manutenzione ecc. Il piano deve “prendersi cura” anche di questi.

Ricordiamo ancora una volta che l’obiettivo primario del piano di emergenza è la salvaguardia delle persone, siano esse dipendenti dell’azienda, clienti, visitatori o abitanti delle aree circostanti.

Una figura che non può mai mancare nella progettazione del piano di emergenza è quella di un Gestore Aziendale dell’Emergenza (datore di lavoro o suo delegato) al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Le azioni previste nel piano di emergenza devono assolutamente essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni (non è possibile attribuire compiti particolari a chi non è stato adeguatamente addestrato).

Il piano di emergenza va strutturato tenendo conto che in condizioni di stress e di panico le persone tendono a perdere la lucidità.

Poche, semplici, efficaci azioni sono meglio che una serie di incarichi complicati nei quali il rischio di “saltare” alcuni passaggi fondamentali è molto alto.

Procedure da attuare in caso di incendio

Le procedure da adottare in caso di incendio sono:

  • dare l’allarme al Gestore Aziendale dell’Emergenze

  • dare immediatamente l’allarme al 115 (Vigili del Fuoco)

  • se si tratta di un principio di incendio valutare la situazione determinando se esiste la possibilità di estinguere l’incendio con i mezzi a portata di mano

  • iniziare l’opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l’assistenza di altre persone

  • non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se non si è sicuri di riuscirvi

  • intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.

  • limitare la propagazione del fumo e dell’incendio chiudendo le porte di accesso/compartimenti

  • accertarsi che l’edificio venga evacuato

  • se non si riesce a mettere sotto controllo l’incendio in breve tempo, portarsi all’esterno dell’edificio e dare le adeguate indicazioni alle squadre dei Vigili del Fuoco.

    Procedure da adottare in caso di allarme

  • mantenere la calma (la conoscenza approfondita delle procedure aiuta molto in tal caso, così come l’addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza con le operazioni da intraprendere)

  • prestare assistenza a chi si trova in difficoltà, se avete la garanzia di riuscire nell’intento

  • attenersi scrupolosamente a quanto previsto nei piani di emergenza

  • evitare di trasmettere il panico ad altre persone

  • allontanarsi immediatamente, secondo procedure

  • non rientrare nell’edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità

    Il piano di evacuazione

    L’obiettivo principale di ogni piano di emergenza è quello della salvaguardia delle persone presenti e della loro evacuazione, quando necessaria.

    Il piano di evacuazione è in pratica un “piano nel piano” che esplicita con gli opportuni dettagli tutte le misure adottate (in fase preventiva e di progetto) e tutti i comportamenti da attuare (in fase di emergenza) per garantire la completa evacuazione dell’edificio da parte di tutti i presenti.

    La predisposizione del piano di evacuazione va effettuata prevedendo di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni “personalizzate” tanto ingegnose quanto rocambolesche.

    Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso

    Una buona gestione dell’emergenza inizia anche con la corretta attivazione delle squadre di soccorso. Pertanto è bene che, dopo aver individuato la figura (ed un suo sostituto) che è incaricata di diramare l’allarme, venga predisposto un apposito schema con le corrette modalità.

    Una richiesta di soccorso deve contenere almeno questi dati:

     

  • indirizzo e il numero di telefono

  • tipo di emergenza in corso

  • persone coinvolte/feriti

  • reparto coinvolto

  • stadio dell’evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.)

  • altre indicazioni particolari (materiali coinvolti, necessità di fermare i mezzi a distanza, ecc.)

  • indicazioni sul percorso per raggiungere il luogo dell’emergenza (nei casi di non agevole individuazione del sito, come ad esempio zone rurali o contrade senza numero civico, può essere utile tenere a disposizione le coordinate GPS del luogo o predisporre una pagina fax che indica i percorsi per raggiungere l’Azienda, da inviare alla Sala Operativa dei Vigili del Fuoco al momento dell’emergenza)

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REGIONE PIEMONTE

 

Organismo accreditato dalla per il riconoscimento dei corsi di formazione (Certif. nr. 1193/001)

 

Adozione sistema qualità secondo norma UNI EN ISO 9001:2008

 

Manuale corso di formazione

ANTINCENDIO

Rev. 0 del 15/04/2015

ORION SRL

Premessa

Negli ambienti lavorativi così come nella vita di comunità obiettivo primario è la salvaguardia della vita umana e dell’ambiente che lo circonda. Al fine di perseguire questo fine è indispensabile che esistano figure professionali che intervengano in occasione di situazioni di emergenza. La formazione di addetti all’antincendio è fondamentale per creare i presupposti per un rapido ed efficace intervento in cui il soccorso pubblico non sia ancora intervenuto.

Le strategie operative, lo studio di sistemi di segnalazione e comunicazione sono importanti nella formazione e aggiornamento continuo degli addetti all’emergenza, favorendo la diffusione di una cultura che si basa sulle buone prassi lavorative e l’attenzione dello stesso lavoratore ai fattori di rischio.

Definizione di emergenza

E’ una situazione anomala che può costituire fonte di rischio per la sicurezza delle persone e di danno per le cose.

Si possono distinguere tre livelli di emergenza:

  • emergenza contenuta: può essere affrontata e controllata dal personale coinvolto senza l’ausilio del personale addetto

  • emergenza interna: può essere affrontata e controllata dal personale addetto alla gestione dell’emergenza senza l’ausilio di soccorsi esterni

  • emergenza grave: deve essere affrontata e controllata dal personale addetto con l’ausilio dei soccorsi esterni

    Perché si scatena un incendio

    Le cause di un incendio sono molteplici:

     

  • presenza di fiamme libere

  • presenza di corpi o sostanze incandescenti

  • arco voltaico di origine elettrica, o cariche elettrostatiche

  • scariche atmosferiche

  • sfregamenti meccanici

  • reazioni chimiche pericolose

  • sostanze che in presenza di ossigeno possono innescare un incendio

  • contatto di alcune sostanze chimiche tra di loro “autocombustione”

ecc.

fire

L’incendio è un fuoco di cui si è perso il controllo; l’incendio è un tipico esempio di rischio trasversale: in qualunque ambiente di lavoro esiste la probabilità che si creino le condizioni favorevoli all’innesco di una fiamma (importanza della prevenzione); l’incendio è caratterizzato da tempi di sviluppo rapidi, che richiedono interventi e azioni veloci, bisogna essere preparati ad affrontare l’emergenza per non mettere a repentaglio la propria e l’altrui incolumità (importanza della formazione).

L’incendio dipende da un gran numero di fattori come:

  • tipo di materiali coinvolti, loro forma e dimensione, loro distribuzione nello spazio o ambiente

  • condizioni dell’ambiente in cui si verifica (spazio aperto o chiuso)

  • aperture presenti nell’ambiente, loro caratteristiche e distribuzione

  • presenza di impianti che possono aggravare la propagazione dell’incendio od ostacolarla

  • misure di prevenzione incendi e impianti di protezione

    La combustione

    La combustione è una reazione chimica che comporta l’ossidazione di un combustibile da parte di un comburente, con sviluppo di calore e spesso anche di radiazioni luminose.

    Tale reazione può avvenire quando è presente una miscela di tre elementi fondamentali a formare il cosiddetto triangolo del fuoco: combustibile, comburente ed innesco (sorgente di calore).

     

  • combustibile: materiale che partecipa attivamente durante un incendio consentendo la propagazione e produzione di residui gassosi o solidi come le braci (gas, liquidi infiammabili)

  • comburente: nella maggior parte dei casi è l’ossigeno presente nell’atmosfera circostante

  • innesco: reazione che porta all’accensione dei vapori combustibili sprigionati

L’assenza di uno solo di questi elementi non consente lo sviluppo della combustione

Classi di incendio

Gli incendi sono suddivisi in classi, in funzione del materiale considerato. Le classi sono cinque e sono contraddistinte dalle lettere

A – B – C – D – F

 

Fuochi di materie solide, generalmente organiche, la cui combustione produce braci che ardono allo stato solido (carbone, carta, legno, gomma)

Metodo di estinzione: raffreddamento e separazione del comburente

Sostanze estinguenti: acqua, schiuma, polvere, gas sostitutivi dell’halon

 

Fuochi di liquidi (alcool, benzina, vernici, solventi) o di solidi che possono liquefarsi (cere, paraffine), materiali estremamente viscosi.

Metodo di estinzione: soffocamento e raffreddamento della superficie

Sostanze estinguenti: schiuma, polvere, gas sostituivi dell’halon

 

Fuochi di gas infiammabili (metano, butano, cloro, idrogeno). La miscela di gas ed aria dell’ambiente deve avere valori ben precisi per sviluppare incendi, più frequentemente si verificano esplosioni

Metodi di estinzione: raffreddamento della miscela e dell’ambiente

Sostanze estinguenti: polvere, anidride carbonica, gas sostitutivi dell’halon

 

Fuochi di metalli (litio, magnesio, alluminio)

Metodo di estinzione: raffreddamento e separazione del comburente

Sostanze estinguenti: polveri, CO2

 

Fuochi di oli e grassi vegetali o animali

Metodo di estinzione: soffocamento, sottrazione del combustibile

Sostanze estinguenti: polvere

Misure di prevenzione attive e passive

Sistemi di protezione attiva

Insieme alle misure di protezione che richiedono l’azione dell’uomo, di energia elettrica o attivazione di un impianto, mirate a ridurre gli effetti dell’incendio.

Estintori

Esistono varie tipologie di estintori in base al tipo di sostanze estinguenti contenute (polvere, CO2, idrocarburi alogenati, idrici, schiuma). Esistono sistemi che per via del peso (superiore a 20 kg) si definiscono carrellati, alcuni si denominano fissi poiché il loro posizionamento richiede il fissaggio a muro o soffitto.

Sulla superficie di ciascun estintore sono indicate le classi di fuoco per le quali l’estintore è omologato, la relativa capacità estinguente, le istruzioni di utilizzo, il contenuto dell’estintore, il nome del costruttore e omologazione.

L’estintore, a seconda del tipo di estinguente può agire per:

  • esaurimento del combustibile: allontanamento del combustibile dal focolaio d’incendio o esaurimento naturale per combustione

  • soffocamento: separazione del comburente dal combustibile o riduzione della concentrazione del comburente nell’ambiente, si effettua in due modi: meccanico (coperte antifiamma o estintore a polvere) chimico (estintori idrocarburi alogenati, CO2)

  • raffreddamento: sottrazione di calore fino al punto in cui la combustione non si autosostenga per carenza di vapori combustibili, effettuata mediante acqua e ventilazione dei locali in emergenza e di quelli adiacenti.

Estintore a polvere

Il più comunemente utilizzato, all’interno è presente una carica di gas pressurizzante, sono dotati di una manichetta flessibile completa di pistola per l’erogazione e l’arresto del getto. L’anidride carbonica necessaria per l’espulsione della polvere è contenuta in una apposita bomboletta esterna od interna (apertura a volantino per la prima), a troncamento di membrana la seconda. L’impiego di questi apparecchi è sconsigliato su apparecchiature o merci che possono essere danneggiate dalla polvere quali: apparati telefonici, apparecchiature elettroniche, macchine fotocopiatrici, ecc. E’ impiegato per fuochi di classe A, B, C, fuochi di classe D (solo con polveri speciali), quadri e apparecchiature elettriche fino a 1000 V.

Estintore a CO2

L’anidride carbonica contenuta nella bombola si trova allo stato liquido in equilibrio con il proprio vapore; una volta liberata, l’anidride carbonica dallo stato liquido passa allo stato aeriforme espandendosi e diminuendo rapidamente di temperatura.

Per tale motivo l’erogatore è costituito da un cono diffusore di materiale idoneo, che consente la protezione dell’operatore da ustioni da freddo e la resistenza ad indurimento e rottura. E’ utilizzato per apparecchiature elettriche e macchinari, fuochi di classe B e C, non è adatto sui focolai di classe A, in quanto il gas produce solo un abbassamento momentaneo della temperatura senza l’inibizione delle braci prodotte dall’incendio e quindi dopo la scarica si re innescherebbe nuovamente l’incendio.

Estintore idrico

E’ efficace per principi di incendio di classe A poiché agisce per raffreddamento e soffocamento. Il suo uso limitato e il peso in funzione del volume lo rende poco utilizzato, ha molta efficacia in situazioni in cui il principio di incendio riguardi materiale che, una volta incendiato, risulti volatile (esempio carta).

Estintore ad idrocarburi alogenati

I gas halon (più precisamente i clorofluorocarburi CFC) non sono più commercializzati da alcuni anni a causa di una loro riconosciuta nocività all’ambiente.

Sono stati sostituiti da altri gas, sempre alogenati, ma non riconosciuti altrettanto dannosi (es. SACLON, NAFIII, etc.).

Estintore a schiuma

Lo schiumogeno è un agente molto efficace su principi di incendio di varia natura (classi A, B, F), particolarmente indicato per situazioni in cui vi sia stoccaggio di liquidi infiammabili, grassi e oli vegetali.

L’azione estinguente avviene per soffocamento e per raffreddamento in minima parte non utilizzabile sulle apparecchiature elettriche e sui fuochi di classe D.

L’estintore è, per natura propria, un mezzo di estinzione molto limitato. È destinato ad un uso immediato in caso di piccoli incendi.

Il corretto utilizzo è il seguente:

  • sfilare la linguetta di protezione

     

  • sganciare la lancetta ed impugnarla saldamente

  • premere la leva che permette la fuoriuscita del flusso ed indirizzare lo stesso alla base della fiamma rimanendo bassi e prestando attenzione ad eventuali ritorni di fiamma

    Il metodo di estinzione cambia a seconda della tipologia di fuoco, come anche l’approccio dell’intervento sul medesimo. Prima di intervenire, in ogni caso, occorre accettarsi che vi sia una via di fuga sicura alle proprie spalle.

     

  • su incendi di CLASSE A (solidi organici) il getto dovrà essere indirizzato alla base della fiamma, al fine di raffreddare la superficie ed attraverso il vapore sviluppato separare il comburente (ossigeno) dal combustibile

  • su incendi di CLASSE B (liquidi) l’intervento deve consentire all’operatore una sicurezza personale. Si procede dalla parte più vicina all’operatore verso la parte più lontana, aggirando la zona già estinta e non invadendola in quanto, fino a completa estinzione, il liquido potrebbe sviluppare nuovamente la fiamma

  • su incendi di CLASSE C (gas) l’intervento è teso al raffreddamento dell’ambiente onde evitare l’esplosione della miscela

  • su incendi di CLASSE D (metalli) l’intervento e l’estinzione dipendono dalla reazione del metallo in presenza di fiamma

    Posizionamento degli estintori

    Gli estintori devono essere scelti in funzione dei seguenti parametri:

    • n. di piani dell’edificio (almeno un estintore per piano)

    • superficie da proteggere

    • specifico pericolo di incendio (classe di incendio)

    • rischi di incendio per attività/struttura

    • lunghezza percorso verso un estintore (≤ a 30 metri)

      Devono essere segnalati con appositi cartelli, ben visibili e facilmente raggiungibili, posti ad un’altezza che renda possibile il facile sganciamento ed in assenza di ostacoli e pericolosità, preferibilmente lungo le vie di esodo ed in prossimità delle uscite.

      Gli estintori devono essere verificati ogni 6 mesi da una ditta specializzata, con annotazione della verifica stessa sull’apposito cartellino posto sull’estintore, nonché sul registro antincendio e conservato presso l’edificio. Periodicamente l’estintore deve essere sottoposto anche a revisione del contenuto, in funzione della tipologia della sostanza estinguente, come da tabella seguente:

      Agente estinguente

      Revisione dopo mesi

      Acqua e schiuma

      18

      Polvere

      36

      Anidride carbonica

      60

      Il personale addetto antincendio effettua la sorveglianza periodica degli estintori, segnalando alla ditta incaricata del controllo e della manutenzione le eventuali anomalie.

      Il controllo comprende:

       

    • presenza, corretta segnalazione, integrità e facilità di accesso all’attrezzatura

    • verifica che l’indicatore di pressione del manometro sia sul campo verde (non per estintori a CO2 che non hanno manometro)

    • verifica presenza del cartellino dei controlli semestrali, correttamente compilato e aggiornato dalla ditta incaricata della verifica e della manutenzione.

Intervento contemporaneo con due o più estintori

Tutti gli estintori impiegati devono risultare adeguati al tipo di fuoco, anche se non necessariamente uguali fra loro. L’azione coordinata dei due estintori risulta in vari casi la più valida,si può avanzare in un’unica direzione mantenendo gli estintori affiancati a debita distanza.

Si può anche agire da diverse angolazioni, in tal caso si deve operare da posizioni che formino rispetto al fuoco un angolo massimo di 90° in modo tale da non proiettare parti calde, fiamme o frammenti del materiale che brucia contro gli altri operatori.

Attenzione a non dirigere il getto contro le persone, anche se avvolte dalle fiamme in quanto l’azione delle sostanze estinguenti sul corpo umano specialmente su parti ustionate, potrebbe provocare conseguenze peggiori delle ustioni; in questo caso ricorrere all’acqua oppure avvolgere la persona con coperte o indumenti.

Indossare i mezzi di protezione individuale prescritti (DPI)

Idrante a parete

Apparecchiatura antincendio composta essenzialmente da:

− cassetta, o da un portello di protezione

− supporto della tubazione

− valvola manuale di intercettazione

− tubazione flessibile completa di raccordi

− lancia erogatrice

Idranti a colonna

Naspi

Apparecchiatura antincendio, permanentemente collegata a una rete di alimentazione idrica, per ciascun idrante deve essere prevista almeno una dotazione di una lunghezza unificata di tubazione flessibile. Queste dotazioni devono essere ubicate in prossimità degli idranti, in apposite cassette di contenimento, o conservate in una o più postazioni accessibili in sicurezza anche in caso d’incendio ed adeguatamente individuate da idonea segnaletica

I naspi sono dotati di una bobina girevole, collegata alla rete antincendio, su cui è avvolta una manichetta semirigida di gomma terminante con una lancia di erogazione. Possono essere utilizzati anche da una sola persona.

Impianti di spegnimento automatici

Impianti ad acqua

Sono collegati ad impianti di rilevazione automatica di incendio, che li attivano. Negli impianti sprinkler (erogatori automatici a pioggia) sono presenti delle capsule di un gas reagente al calore; oltre una certa temperatura, le capsule si rompono attivando l’impianto a pioggia, questi possono essere ad umido, a secco, alternativi.

Impianti a schiuma

Gli impianti a schiuma esistono serbatoi separati di liquido schiumogeno collegati in parallelo alla rete idrica antincendio, i quali dosano in misura stabilita la quantità emessa miscelandola idoneamente al flusso dell’acqua.

Impianti a gas e polvere

Gli impianti ad anidride carbonica, a polvere hanno portata limitata dalla capacità geometrica della riserva.

Sistemi di rilevazione precoce d’incendio e di allarme

Rilevatori

Dispositivi idonei a rivelare e segnalare un incendio nel minore tempo possibile nell’area sorvegliata.

Punti di allarme manuale

Dispositivi con i quali è possibile azionare manualmente un allarme di incendio agendo su un pulsante o su una leva.

Illuminazione di sicurezza

L’impianto di illuminazione di sicurezza deve fornire, in caso di mancata erogazione della fornitura principale della energia elettrica e quindi di luce artificiale, una illuminazione sufficiente a permettere di evacuare in sicurezza i locali (intensità minima di illuminazione 5 lux), per una durata da 30 minuti a 3 ore. Esse dovranno indicare le uscite di sicurezza, i corridoi destinati all’esodo e tutte le indicazioni che permettono di recarsi in luogo sicuro.

Gli impianti idrici fissi (idranti, naspi), gli impianti automatici di rilevazione ed estinzione, gli evacuatori di fumo e di calore e l’illuminazione di sicurezza sono verificati ogni 6 mesi da ditta specializzata, che ne controlla la funzionalità e ne annota la verifica su apposito registro, tenuto a cura della struttura.

Il personale adetto antincendio deve sorvegliare:

  • l’attrezzatura all’interno delle cassette degli idranti a muro sia presente e non manifesti evidenti segni di manipolazione e le pressioni erogate siano conformi alle prescrizioni di legge

  • idranti e naspi abbiano apposito cartellino delle verifiche periodiche e che questo sia aggiornato dalla ditta manutentrice ogni 6 mesi

  • idranti e naspi siano segnalati dagli appositi cartelli e privi di ostacoli

  • la centralina degli impianti automatici sia funzionante

  • le luci di sicurezza si attivino nel momento di interruzione della corrente elettrica

    Sistemi di protezione passiva

    Hanno come obiettivo la limitazione degli effetti dell’incendio:

     

  • barriere antincendio (muri e porte tagliafuoco, distanze di sicurezza, ecc.)

    La resistenza al fuoco è la capacità di un elemento da costruzione di conservare per un determinato periodo di tempo le sue caratteristiche a fronte di un incendio.

    R= resistenza meccanica (stabilità)

    E= capacità del materiale sottoposto all’azione a non lasciar passare né produrre fiamme, vapori sul lato non esposto

    I= isolamento termico

    Es: porta tagliafuoco REI 60 (porta che resiste in condizioni di integrità, tenuta ed isolamento termico per 60 minuti)

     

  • strutture aventi caratteristiche di resistenza al fuoco

  • materiali classificati per reazione al fuoco

  • sistemi di ventilazione

  • vie di uscita commisurate al massimo affollamento dei locali ed alla tipologia dell’utenza

    Segnaletica di sicurezza

    La segnaletica di sicurezza non è e non deve essere ritenuta il fulcro delle misure di prevenzione, hanno la specifica funzione di completare le misure di prevenzione e protezione già in atto, richiamando la formazione e le conoscenze che devono essere fornite in precedenza agli addetti interessati.

    Il loro scopo è vietare comportamenti pericolosi, avvertire di rischi o pericoli, fornire indicazioni per la sicurezza o il soccorso, prescrivere comportamenti sicuri, indicare ulteriori elementi di prevenzione.

    • segnaletica di salvataggio, indicante le vie di esodo, i presidi di pronto soccorso è rappresentata da simboli grafici (frecce, croce) di colore bianco su sfondo verde.

       

    • segnaletica antincendio (estintori, idranti, naspi, ecc) è rappresentata da simboli grafici di

      colore bianco su sfondo rosso

       

    • segnaletica di divieto è rappresentata da simboli grafici di forma circolare di colore rosso su sfondo bianco

       

    • segnaletica di pericolo è rappresentata da simboli grafici di forma triangolare di colore nero su sfondo giallo

       

    • segnaletica di obbligo è rappresentata da simboli grafici di forma circolare di colore bianco su sfondo azzurro

Impianti ed attrezzature elettriche

Il personale deve essere istruito sul corretto uso delle attrezzature e degli impianti elettrici e in modo da essere in grado da riconoscere difetti.

Le prese multiple non devono essere sovraccaricate per evitare surriscaldamenti degli impianti.

Nel caso debba provvedersi ad un’alimentazione provvisoria di un’apparecchiatura, il cavo elettrico deve avere la lunghezza strettamente necessaria e posizionato in modo da evitare possibili danneggiamenti.

Le riparazioni elettriche devono essere effettuate da personale competente e qualificato. Tutti gli apparecchi di illuminazione producono calore e possono essere causa di incendio.

Consigli per una corretta prevenzione di situazioni pericolose

  • mantenere sgombre da ogni ostacolo le vie di esodo e le uscite di sicurezza

  • deposito ed utilizzo di materiali infiammabili e facilmente combustibili (dove è possibile occorre che il quantitativo di materiali infiammabili o facilmente combustibili esposti, depositati o utilizzati, sia limitato a quello strettamente necessario per la normale conduzione dell’attività e tenuto lontano dalle vie di esodo. I quantitativi in eccedenza devono essere depositati in appositi locali od aree destinate unicamente a tale scopo, le sostanze infiammabili, quando possibile, dovrebbero essere sostituite con altre meno pericolose)

     

  • utilizzare quadri elettrici protette, evitando l’uso di prese multiple, adattatori e prolunghe

  • evitare l’accumulo di rifiuti e di materiale combustibile in genere, l’uso di stufette elettriche ad incandescenza, apparecchiature non a norma e di lasciare accese apparecchiature elettriche non utilizzate

     

  • evitare pericolose vicinanze tra materiali combustibili (carta, legno, liquidi infiammabili) e sorgenti di innesco (apparecchiature elettriche, apparecchi di riscaldamento)

  •  

  • rispettare il divieto di fumo, in tutti i locali, fatti salvi quelli appositamente dedicati che dovranno avere a disposizione idonei portacenere che dovranno essere svuotati regolarmente, i portacenere non debbono essere svuotati in recipienti costituiti da materiali facilmente combustibili, né il loro contenuto deve essere accumulato con altri rifiuti.

Piano di emergenza

E’ evidente quanto sia fondamentale disporre presso i luoghi di lavoro di risorse umane, strumenti e procedure per fronteggiare le situazioni di emergenza, che possono verificarsi e la cui probabilità non è poi così remota.

Tutto ciò rientra in quello che si definisce Piano di emergenza, lo strumento finalizzato ad approntare preventivamente le misure organizzative, operative e conoscitive per conseguire buone capacità di reazione e di autogestione in caso di emergenza.

Gli obiettivi generali del Piano sono quelli del controllo dell’emergenza al fine di:

  1. salvaguardare la vita umana, tutelare la sicurezza e la salute di tutti i presenti dentro e fuori l’insediamento

  2. minimizzare i danni ai beni

  3. salvaguardare l’ambiente esterno

    A tali obiettivi generali si può giungere da un lato disponendo di strutture ed impianti tecnologici a norma, sistemi antincendio, etc e dall’altro definendo in modo chiaro ed univoco obiettivi specifici, quali:

    • individuare le attività maggiormente a rischio, tali da potere creare situazioni di emergenza

    • predisporre le risorse e i mezzi adeguati ed efficienti per fronteggiare l’emergenza

    • definire compiti e ruoli dei soggetti incaricati della gestione dell’emergenza e dell’evacuazione

    • consentire l’evacuazione delle persone

In mancanza di appropriate procedure un incidente diventa caotico, causando confusione ed incomprensione ed aumentando il rischio di infortuni.

Tutti devono essere a conoscenza del Piano di emergenza della propria area lavorativa, individuando, evidenziando e memorizzando le parti di propria competenza in relazione al ruolo svolto.

Il contenuto del piano di emergenza deve innanzitutto individuare alcune persone o gruppi – chiave come gli addetti al reparto, al processo di lavora-zione, ecc., dei quali il piano deve descrivere il comportamento, le azioni da intraprendere e quelle da non fare. Al verificarsi dell’emergenza, comunque, possono facilmente trovarsi coinvolte anche persone di altri reparti o presenti in azienda co-me i clienti, i visitatori, i dipendenti di altre società di manutenzione ecc. Il piano deve “prendersi cura” anche di questi.

Ricordiamo ancora una volta che l’obiettivo primario del piano di emergenza è la salvaguardia delle persone, siano esse dipendenti dell’azienda, clienti, visitatori o abitanti delle aree circostanti.

Una figura che non può mai mancare nella progettazione del piano di emergenza è quella di un Gestore Aziendale dell’Emergenza (datore di lavoro o suo delegato) al quale vanno delegati poteri decisionali e la possibilità di prendere decisioni anche arbitrarie, al fine di operare nel migliore dei modi e raggiungere gli obiettivi stabiliti.

Le azioni previste nel piano di emergenza devono assolutamente essere correlate alla effettiva capacità delle persone di svolgere determinate operazioni (non è possibile attribuire compiti particolari a chi non è stato adeguatamente addestrato).

Il piano di emergenza va strutturato tenendo conto che in condizioni di stress e di panico le persone tendono a perdere la lucidità.

Poche, semplici, efficaci azioni sono meglio che una serie di incarichi complicati nei quali il rischio di “saltare” alcuni passaggi fondamentali è molto alto.

Procedure da attuare in caso di incendio

Le procedure da adottare in caso di incendio sono:

  • dare l’allarme al Gestore Aziendale dell’Emergenze

  • dare immediatamente l’allarme al 115 (Vigili del Fuoco)

  • se si tratta di un principio di incendio valutare la situazione determinando se esiste la possibilità di estinguere l’incendio con i mezzi a portata di mano

  • iniziare l’opera di estinzione solo con la garanzia di una via di fuga sicura alle proprie spalle e con l’assistenza di altre persone

  • non tentare di iniziare lo spegnimento con i mezzi portatili se non si è sicuri di riuscirvi

  • intercettare le alimentazioni di gas, energia elettrica, ecc.

  • limitare la propagazione del fumo e dell’incendio chiudendo le porte di accesso/compartimenti

  • accertarsi che l’edificio venga evacuato

  • se non si riesce a mettere sotto controllo l’incendio in breve tempo, portarsi all’esterno dell’edificio e dare le adeguate indicazioni alle squadre dei Vigili del Fuoco.

    Procedure da adottare in caso di allarme

  • mantenere la calma (la conoscenza approfondita delle procedure aiuta molto in tal caso, così come l’addestramento periodico che aiuta a prendere confidenza con le operazioni da intraprendere)

  • prestare assistenza a chi si trova in difficoltà, se avete la garanzia di riuscire nell’intento

  • attenersi scrupolosamente a quanto previsto nei piani di emergenza

  • evitare di trasmettere il panico ad altre persone

  • allontanarsi immediatamente, secondo procedure

  • non rientrare nell’edificio fino a quando non vengono ripristinate le condizioni di normalità

    Il piano di evacuazione

    L’obiettivo principale di ogni piano di emergenza è quello della salvaguardia delle persone presenti e della loro evacuazione, quando necessaria.

    Il piano di evacuazione è in pratica un “piano nel piano” che esplicita con gli opportuni dettagli tutte le misure adottate (in fase preventiva e di progetto) e tutti i comportamenti da attuare (in fase di emergenza) per garantire la completa evacuazione dell’edificio da parte di tutti i presenti.

    La predisposizione del piano di evacuazione va effettuata prevedendo di far uscire dal fabbricato tutti gli occupanti utilizzando le normali vie di esodo, senza pensare di impiegare soluzioni “personalizzate” tanto ingegnose quanto rocambolesche.

    Le procedure di chiamata dei servizi di soccorso

    Una buona gestione dell’emergenza inizia anche con la corretta attivazione delle squadre di soccorso. Pertanto è bene che, dopo aver individuato la figura (ed un suo sostituto) che è incaricata di diramare l’allarme, venga predisposto un apposito schema con le corrette modalità.

    Una richiesta di soccorso deve contenere almeno questi dati:

     

  • indirizzo e il numero di telefono

  • tipo di emergenza in corso

  • persone coinvolte/feriti

  • reparto coinvolto

  • stadio dell’evento (in fase di sviluppo, stabilizzato, ecc.)

  • altre indicazioni particolari (materiali coinvolti, necessità di fermare i mezzi a distanza, ecc.)

  • indicazioni sul percorso per raggiungere il luogo dell’emergenza (nei casi di non agevole individuazione del sito, come ad esempio zone rurali o contrade senza numero civico, può essere utile tenere a disposizione le coordinate GPS del luogo o predisporre una pagina fax che indica i percorsi per raggiungere l’Azienda, da inviare alla Sala Operativa dei Vigili del Fuoco al momento dell’emergenza)